LA NUEVA TENTACIÓN PARA LOS SACERDOTES: "MUJERES CON PROBLEMAS AFECTIVOS"
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Sacerdoti d’oggi: meno vocazioni, più rischio solitudine e seduzione. A lanciare l’allarme è il documento Cei sul sacerdozio. «I preti devono imparare a vivere il loro rapporto con le donne in modo positivo, sereno, non seduttivo - spiega il vicepresidente dell’episcopato Luciano Monari - tanto più in una società in cui le possibilità di fruizioni e consumo di sesso aumentano a dismisura, mentre il principio di seduzione sembra essere diventato l’unico per definire il rapporto fra un uomo e una donna». La costante diminuzione dei preti sul territorio nazionale costituisce una «forte preoccupazione» per la Chiesa italiana. Il rapporto fotografa la condizione delle tonache nel nostro tempo, analizzando l’«identità del prete», la sua «umanità», il suo legame con Gesù. Senza trascurare i punti critici del ministero sacerdotale, fra i quali la questione affettiva del celibato. «Beati quei preti che hanno incontrato nella loro vita donne mature, capaci di volere loro bene rispettando nello stesso tempo con la massima discrezione la loro scelta di preti», precisa il documento. Il rischio maggiore viene, infatti, dall’incontro con donne che hanno problemi affettivi irrisolti o problemi di immaturità e che sono istintivamente portate a cercare nel prete una protezione. È proprio in questi casi che possono scattare facilmente nel prete «insieme i sentimenti di tenerezza che gli sono propri come uomo e l’impulso istintivo alla consolazione e al sostegno del prossimo che, come prete, ha interiorizzato». Il celibato è da tempo uno dei nodi sui quali si discute all’interno della Chiesa. Dal Concilio Vaticano II in poi la questione è tornata ad agitare la vita interna della Chiesa e il dibattito intorno alla figura del prete. Tuttavia sia Giovanni Paolo II sia Benedetto XVI hanno confermato la dottrina della Chiesa in materia. Per vivere in modo corretto la scelta del celibato è necessaria, ribadisce ora il testo della Cei, un’educazione al controllo di sé in quanto le provocazioni che il contesto culturale produce oggi sono infinite e seducenti: «Dalla televisione a Internet, ai telefonini, a tutto ciò che la tecnica inventa e l’avidità sfrutta». Meno preti e sempre più anziani, cioè una Chiesa meno presente sul territorio e più oberata di compiti. Per non lasciare senza assistenza i fedeli, spazio dunque ai diaconi e gli accoliti che con la loro missione avvicinano la Chiesa ai malati, agli anziani e a coloro che sono lontani. Laici consapevoli che possono svolgere un servizio efficace. «La figura del prete è ancora ricercata e apprezzata e quando una parrocchia rimane senza sacerdote sono molte le lamentale e le proteste della gente», puntualizza il documento Cei. Intanto anche nell’universo ecclesiastico irrompe l’immigrazione. I preti invecchiano, le nuove ordinazioni languono e in molte regioni d’Italia i sacerdoti vengono importati dall’estero. Fra i 33 mila che costituiscono il clero diocesano, e ricevono retribuzione e contributi previdenziali, sono ormai il 4,5% i preti nati al di fuori del territorio nazionale, quasi tutti provenienti da paesi in via di sviluppo, africani o dell’Est europeo. Nel Lazio, in cui la quota dei sacerdoti stranieri è del 21%: uno su cinque. E se il confronto viene effettuato fra i preti di età inferiore ai 40 anni, i dati di alcune regioni diventano esplosivi: il 49,9 per cento di quanti officiano in Umbria, uno su due dunque, è straniero. Al secondo posto il Lazio con il 43,6 per cento di stranieri fra i sacerdoti giovani, terza la Toscana con il 35,2, poi le Marche con il 22,8.